Segreteria Scientifica Convegno

CV Laura Boccardo    –    CV Laura Livi

Relatori Convegno


Francesco Di Russo

Francesco Di Russo

Professore di Psicofisiologia, Dipartimento di scienze del movimento umano e dello sport. Università di Roma Foro “Italico”  CV Prof Francesco Di Russo

Titolo Relazione: “Dalla Percezione all’Azione: Basi Neurali”

Abstract Relazione: Il nostro cervello principalmente percepisce per agire, non registra semplicemente le immagini che provengono dagli occhi e dagli altri sensi, ma le interpreta cercando nel più breve tempo possibile di identificarle, categorizzarle ed conseguentemente di agire o meno.Se il nostro cervello si limitasse solo a reagire al mondo esterno e a ciò che percepiamo saremmo troppo lenti e prevedibili e forse la nostra specie si sarebbe già estinta, ma il nostro cervello non è solo in grado di reagire; uno degli assi nella manica del nostro sistema cognitivo è il controllo proattivo dell’azione. Ovvero la capacità di prevedere eventi eterni e di preparaci prima che accadano, in modo da reagire più prontamente ed efficacemente. Nel cervello la preparazione ad un evento che richiede la nostra azione avviene in continuazione fino a diversi secondi prima di fare qualsiasi movimento. Se poi si chiede una rapida riposta all’apparizione di uno stimolo target confuso tra stimoli irrilevanti (non-target). Il cervello mette in atto una doppia preparazione, prima attiva un controllo inibitorio in aree prefrontali e contemporaneamente prepara l’eventuale azione da eseguire a livello di aree frontali premotorie. Come in una macchina da corsa, che per avere una partenza più scattante allo start, si tiene il freno attivato sull’asse anteriore mentre si accelera con quello posteriore. Questo meccanismo per quanto dispendioso è messo in atto per compiti più complessi dove la possibilità di agire erroneamente è maggiore. Il collegamento tra questi processi cerebrali anticipatori, sensoriali e motori sono stati identificati con chiarezza negli ultimi anni attraverso l’utilizzo di metodologie elettroencefalografiche (EEG) e di neuroimmagine (fMRI) che se combinate assieme permettono la mappatura spazio-temporale del funzionamento cerebrale.

MorrisJudith Morris

BSc MSc FCOptom FIACLE, President IACLE EAME (Europe, Africa and Middle East)

CV Prof Judith Morris

Titolo Relazione: “A Review of Contact Lenses for Sport”

Abstract Relazione: Sostituire gli occhiali con le lenti a contatto può rivoluzionare l’attività sportiva dei pazienti con errori refrattivi. Un numero significativo di utilizzatori di lenti a contatto identificano nel fare sport una delle principali ragioni per scegliere le lenti a contatto. Sia che l’applicatore dedichi parte della sua attività optometrica all’applicazione di lenti a contatto o che sia un esperto specializzato, ci sono molte opzioni disponibili per i nostri pazienti. La presentazione fornirà una rassegna di tutte le opzioni che devono essere tenute in considerazione dall’applicatore quando applica lenti a contatto per attività sportiva.

Edoardo MaraniEdoardo Marani, 

Optometrista, FIACLE, FBCLA – Docente Istituto B. Zaccagnini – Bologna, CV Edoardo Marani

 

 

 

 

Francesco Sala

Francesco Sala

Optometrista, IACLE, FBCLA – Docente Istituto B. Zaccagnini – Bologna, CV Francesco Sala

Titolo Relazione: “Attività sportiva e lenti ad appoggio sclerale”

Abstract Relazione:  La gestione contattologica delle cornee a morfologia modificata rappresenta probabilmente la sfida più difficile che il professionista del settore deve affrontare. Nel corso degli anni sono state realizzate, proposte e utilizzate diverse soluzioni. Tra le tante ben conosciamo le lenti (LaC) corneali nelle loro diverse geometrie le quali tuttavia evidenziano talvolta evidenti limiti nei casi in cui la superfice corneale risulti notevolmente modificata sotto il profilo morfologico.Recentemente si sta manifestando un crescente interesse verso lenti a struttura rigida a grande diametro, che non prevedono un appoggio corneale come le LaC di dimensione ridotta (nell’occhio umano solitamente < a 12,50mm) e che non possono pertanto rientrare nel gruppo delle lenti corneali.Una classificazione delle lenti a struttura rigida viene fatta in funzione delle aree di appoggio coinvolte.Possiamo pertanto parlare di lenti corneali (appoggio esclusivamente corneale), lenti sclero-corneali (appoggio parzialmente corneale e sclerale) e lenti sclerali (appoggio esclusivamente sclerale).Lo scopo della comunicazione è quello di informare il professionista in merito ad alcune opportunità che possono essere efficacemente proposte in particolari condizioni di utilizzo quali ad esempio l’attività sportiva.In tali circostanze è necessario garantire alcuni requisiti che non possono essere realisticamente soddisfatti con lenti corneali.

 

Carlo Falleni

Carlo Falleni

Optometrista  – Docente UniTo, IRSOO – Vinci,   CV Carlo Falleni

Titolo Relazione: “Come affrontare le limitazioni visive: partiamo dall’analisi visiva binoculare”

Abstract Relazione: La normale visione binoculare accompagnata dalla percezione della profondità costituisce una modalità di funzionamento del nostro sistema visivo in grado di fornire una quantità di informazioni decisamente superiori a quelle ottenute in condizioni di visione monoculare o di visione binoculare incompleta ed inefficiente. La visione stereoscopica fornisce informazioni sia percettive (esatta localizzazione di un oggetto) sia motorie (consente di programmare un compito motorio fine o di stabilire il momento ed il luogo di una collisione) che sono continuamente utilizzate dal nostro sistema nervoso centrale. Nella relazione sono affrontati alcuni aspetti specifici relativi ai meccanismi fisiologici che sono alla base della risposta motoria del sistema accomodativo e delle vergenze, implicati nei test optometrici per l’analisi della visione binoculare.

 

Edoardo Franceschi

Edoardo Franceschi

Optometrista  – Docente IRSOO – Vinci,   CV Edoardo Franceschi

Titolo Relazione: “Sport e Visual Training, la descrizione di un caso”

Abstract Relazione: Alla performance visiva è attribuita l’enorme importanza di riflettere il comportamento totale dell’individuo ed il pattern di relazione con lo spazio esterno. Grande enfasi viene attribuita al fatto che, attraverso l’enorme mole di informazioni sensoriali che il sistema visivo fornisce al cervello, la funzione visiva influisce sul comportamento motorio, sulla struttura psichica, sull’immagine del sé, sullo schema corporeo, sullo stile di information-processing e di problem- solving e quindi, in definitiva, sul modo di pensare, sui processi mentali e le attitudini a prendere decisioni. Il miglioramento visivo ottenibile con il Visual Training può essere rivolto sia ad aspetti generali della visione (comfort, eliminazione di astenopie, efficienza, ecc.), sia ad aspetti ancora più specifici correlati all’attività svolta (discipline sportive, attività professionali, ecc,). L’aspetto che più stupisce però è che il risultato di questi specifici trattamenti si ripercuotono positivamente anche su altri canali, in particolare sui processi di apprendimento e impegno cognitivo, ovvero, sulle competenze visuopercettive, visuospaziali, esecutivo-motorie.Lo sport, che richiede risposte in condizioni più difficili, talora estreme, risulta essere, spesso, un banco di prova molto selettivo.La presentazione di questo case report vuole essere una testimonianza del fatto che Sports Vision Training è una disciplina mirata all’ottimizzazione del rendimento dell’atleta, con particolare attenzione al ruolo della efficienza visiva, della coordinazione e della prontezza di risposta motoria. Le metodiche di Sports Vision sono di eccezionale importanza nel fondere due scopi primari, quello visivo del percepire e del crescere e quello sportivo dell’agire, del superare se stessi e gli altri.

 

Alessandro Fossetti

Alessandro Fossetti

Optometrista  – Direttore IRSOO – Vinci,   CV Alessandro Fossetti

Titolo Relazione: “Il ruolo della dopamina nella miopia

Abstract Relazione:  Recenti studi sembrano mostrare come l’esposizione alla luce possa avere un effetto protettivo contro l’insorgere della miopia. Questo assunto viene tratto principalmente dalla dimostrazione che un aumento del tempo passato all’aria aperta riduce la prevalenza della miopia nei bambini. C’è però anche chi sostiene che quella conclusione potrebbe essere una semplificazione, riguardo a meccanismi molto complessi che potrebbero coinvolgere, ad esempio, anche fattori più squisitamente ottico-funzionali, come il fatto che stando all’aperto il sistema visivo è “fuocheggiato” a distanze maggiori.  D’altro canto ci sono esperimenti che hanno mostrato come nei polli l’esposizione ad elevati livelli di luminanza blocchi la miopizzazione indotta artificialmente. Me se è davvero la luce, qual è il meccanismo con cui questo effetto protettivo si realizza? Attraverso quali azioni la luce influisce sulla crescita del bulbo oculare? Attualmente l’ipotesi più accreditata è che è che la luce stimoli il rilascio nella retina di un neurotrasmettitore, la dopamina, e che questo blocchi l’allungamento dell’occhio. La dopamina viene prodotta normalmente nella retina soprattutto nelle ore diurne, ed è ritmicamente regolata dal passaggio dalla visione scotopica a quella fotopica, raggiungendo il massimo quando i livelli di luminanza sono molto elevati. Restare a lungo in luoghi chiusi, con illuminazioni ridotte, neanche lontanamente paragonabili a quelle che si hanno all’aperto, potrebbe influire negativamente sui ritmi naturali del passaggio dalla visione notturna a quella diurna, provocando una perdita di controllo della crescita del bulbo oculare durante l’età dello sviluppo. Nella presentazione vengono esaminati i risultati dei principali lavori di ricerca effettuati sul trema e discussi brevemente i diversi punti di vista che si hanno nella comunità scientifica, tra i ricercatori e i clinici.

 

Isabella BeltramoIsabella Beltramo

Optometrista  –   CV Isabella Beltramo

Titolo Relazione: “Importanza dei filtri protettivi da sole nell’attività all’aria aperta

Abstract Relazione: L’attività all’aria aperta prevede potenziali rischi per i tessuti oculari. L’esposizione ai raggi UV e alla luce blu (spettro del visibile, lunghezze d’onda minori) è stata oggetto di numerose comunicazioni scientifiche negli ultimi anni. Mentre la protezione data dai filtri UV (gli standard minimi sono diversi per Europa, USA e Australia) è fortemente consigliata, non vi è ancora attualmente una evidenza scientifica robusta tale da giustificare costi aggiuntivi per filtrare anche la luce blu [1]. Il danno oculare causato dagli UV viene provocato quando il tempo d’esposizione e l’ energia del raggio incidente superano un determinato valore di soglia relativo al tessuto in discussione [2]. Tuttavia, nel caso di lesioni del segmento anteriore come la pinguecola o lo pterigio, sono stati studiati possibili segnali precursori di tali danni associati agli UV, detti “Fuchs Flecks”, ovvero gruppi di cellule staminali basali visibili alla microscopia confocale [3]. Per quanto riguarda il segmento posteriore invece, studi sui primati identificano che fino alla seconda decade di vita una finestra di trasmissione intorno ai 320 nm è in grado di raggiungere la retina. Questo potrebbe spiegare una iniziale accelerata formazione di lipofuscina nella retina umana giovane, contribuendo così a causare futuri danni retinici nel medio e lungo periodo. Questa condizione oggigiorno è aggravata dall’ aumento di raggi UV-B che oltrepassano la barriera atmosferica, a causa della riduzione dello strato di ozono [4]

References:

  1. Van Norren, D., & Vos, J. J. (2016). Light damage to the retina: an historical approach. Eye, 30(2), 169-172.
  2. Sliney, D. H. (2001). Photoprotection of the eye–UV radiation and sunglasses. Journal of Photochemistry and Photobiology B: Biology, 64(2), 166-175.
  3. Ip, M. H., Chui, J. J., Tat, L., & Coroneo, M. T. (2015). The clinical significance of Fuchs’ flecks in pterygia and pinguecula: are Fuchs’ flecks an early indicator of ultraviolet light damage. Investigative Ophthalmology & Visual Science, 56(7), 1624-1624.
  4. Gaillard, E. R., Merriam, J., Zheng, L., & Dillon, J. (2011). Transmission of light to the young primate retina: possible implications for the formation of lipofuscin. Photochemistry and photobiology, 87(1), 18-21.
  5. Chandler, H. (2011). Ultraviolet absorption by contact lenses and the significance on the ocular anterior segment. Eye & contact lens, 37(4), 259-266.
  6. World Health Organization, & International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection. (2002). Global solar UV index: a practical guide.

 

Silvia Di BenedettoSilvia Di Benedetto,

Optometrista – Docente UniTo – CV Silvia Di Benedetto

 

 
SERGIO CAPPASergio Cappa,

Optometrista – Docente – CV Sergio Cappa

Titolo Relazione: “Sportivi e Visione per immagini

Abstract Relazione: L’uso di lenti a contatto e occhiali nello sport professionistico. Una rassegna per immagini, raccontando le imprese di campioni che hanno raggiunto traguardi ai massimi livelli sportivi, pur avendo limitazioni visive

 

Gabriele CivieroGabriele Civiero, 

Optometrista – CV Gabriele Civiero

 

 

 

Alfredo DesiatoAlfredo Desiato,

Optometrista – CV Alfredo Desiato

Titolo Relazione: “Analisi delle funzionalità visive nei soggetti giovani: identificazione delle variazioni dei valori normativi”

Abstract Relazione:

L’impatto della tecnologia sui nostri costumi ha certamente modificato, in particolar modo per le fasce di età più giovani, la richiesta visiva da fronteggiare nella vita quotidiana.La nostra ipotesi è che il sistema visivo possa porre in atto una forma di adattamento in risposta alle condizioni visive correlate all’utilizzo dei dispositivi elettronici. Lo scopo della nostra ricerca è di valutare alcune delle funzioni visive in una popolazione di studenti per stabilire quali possano essere i valori normativi dei test comunemente in uso nella pratica clinica. In aggiunta, l’analisi comparativa dei dati raccolti con valori precedentemente pubblicati in letteratura potrebbe dare indicazioni sull’entità e sulla direzione dell’andamento della risposta del sistema visivo

Tiziana Ruffinatto - SegretarioTiziana Ruffinatto

Optometrista – CV Tiziana Ruffinatto

Titolo Relazione: “L’importanza della correzione visiva nello sport

Abstract Relazione: La vista è, tra i 5 sensi, il più importante per la raccolta delle informazioni dal mondo che ci circonda (esterocettiva). Questa dominanza della vista rispetto agli altri sensi è ancora più rilevante nello sport (Schmidt e Wrisberg, 2000). Molteplici sono le abilità visive ritenute importanti al fine di una performance ottimale in ambito sportivo. La consapevolezza dell’importanza di tali capacità/abilità e saperle valutare e misurare è molto importante nell’attività del professionista della visione che si occupa di sport. Per ciascuna delle attività sportive il professionista deve curare le diverse abilità al fine di migliorare la performance dell’atleta. Ulteriore conoscenza fondamentale per il professionista è legata ai presidi correttivi più idonei alle varie attività.Obiettivo della ricerca campionaria svolta in Piemonte e nel Lazio sarà l’indagine di quali siano gli errori refrattivi presenti nella popolazione sportiva, se, come e quando queste ametropie vengano corrette, facendo confronti con la popolazione di non sportivi e con popolazioni di sportivi professionisti al fine di indagare possibili sviluppi nell’attività professionale di specialisti della visione nello sport

 

Silvio MaffiolettiSilvio Maffioletti

Optometrista – CV Silvio Maffioletti

 

 

Gabriele Esposito

Gabriele Esposito

Optometrista – CV Gabriele Esposito

 

 

Titolo Relazione: “Uno schema di test optometrici da utilizzare negli sportivi

Abstract Relazione: L’atleta esegue movimenti rapidi e precisi che sollecitano motilità oculare, focalizzazione, percezione periferica, acuità visiva statica e dinamica, flessibilità accomodativa, percezione della profondità e delle distanze, coordinazione occhio-piede e occhio-mano, visualizzazione, riconoscimento. Migliorare la prestazione sportiva complessiva dell’atleta, anche attraverso il miglioramento delle abilità visive, richiede preliminarmente una valutazione adeguata. Si analizza pertanto la salute oculare. Si verifica poi l’eventuale presenza di ametropie, da compensare con lenti a lenti a contatto, lenti oftalmiche o trattamento ortocheratologico. Si analizzano quindi  l’efficienza visiva, le prestazioni ai test visuopercettivi e visuomotori, le relative ricadute delle criticità sull’attività sportiva dell’atleta. Infine, se è opportuno, si effettua uno specifico trattamento capace di migliorare le prestazioni visive dell’atleta e perfezionarne le prestazioni sportive. Compensare le ametropie, potenziare le abilità visive e migliorarne la qualità non trasforma necessariamente un atleta in un campione; l’aspetto visivo, pur importante, è infatti soltanto uno tra quelli implicati nella prestazione sportiva: la predisposizione anatomo-fisiologica verso un determinato sport, le motivazioni psicologiche, la qualità e la regolarità dell’allenamento specifico restano fondamentali per il raggiungimento di una prestazione sportiva elevata. Se però l’informazione visiva è imprecisa o incompleta, la prestazione globale dell’atleta viene certamente penalizzata.L’attenta analisi visiva, effettuata con test specifici, consente invece di studiare il trattamento specifico delle abilità visive, migliorare la qualità della prestazione visiva di quell’atleta e consentirgli di raggiungere un’ottimale prestazione sportiva complessiva.

ANTONIO CalossiAntonio Calossi

Optometrista – CV Antonio Calossi

Titolo Relazione: “Ortocheratologia in età pediatrica

Abstract Relazione: La miopia è l’ametropia che sta ricevendo più attenzione dai lavori epidemiologici più recenti a causa del suo carattere progressivo e di un rilevante aumento della sua prevalenza nelle ultime generazioni. La genetica ha un ruolo determinante, ma c’è una crescente evidenza che il tipo di ambiente visivo ha una possibile influenza sull’insorgenza e la progressione della miopia. Ad esempio, evidenze scientifiche avvalorano l’ipotesi che il tempo passato in attività all’aria aperta possa avere un effetto benefico nel ridurre la prevalenza della miopia nei bambini e negli adolescenti. Tentativi di modificare l’ambiente visivo o di ridurre gli stimoli ambientali all’eccessiva crescita del bulbo oculare attraverso l’uso di diversi dispositivi ottici, sono oggetto di studio in diversi centri di ricerca in tutto il mondo. Fra questi il più efficace si è dimostrato l’ortocheratologia, un dato confermato ben quattro metanalisi, pubblicate su autorevoli riviste internazionali peer review (Li e coll. 2015; Wen e coll. 2015; Sun e coll. 2015; Si e coll. 2015). Nei ragazzi trattati con l’ortochertologia, la progressione della miopia è rallentata di circa il 50% e il tasso di abbandono dal trattamento (dropout) è simile a quello del gruppo di controllo, dimostrando che l’ortocheratologia, oltre ad essere efficace, è anche pienamente accettabile per i ragazzi miopi. Negli studi analizzati, non è stato riportato alcun caso di complicanza grave, che abbia lasciato come esito danni permanenti all’occhio o alla visione, quindi, si può concludere che seguendo le più adeguate procedure di applicazione, istruendo adeguatamente i ragazzi e le famiglie e rispettando un corretto programma di controlli, l’utilizzo di lenti per ortocheratologia notturna può essere considerato sicuro quanto la contattologia convenzionale (Liu e coll. 2016).

 

paolo soragniPaolo Soragni

Optometrista – CV Paolo Soragni

Titolo Relazione: “Ortocheratologia : quali opportunità per gli sportivi

Abstract Relazione: La tecnica ortocheratologica ormai diffusa da molti anni nel nostro paese può essere considerata una soluzione elettiva nella correzione delle ametropie.Qualsiasi sport praticato a livello dilettantistico e ancor più in ambito professionistico richiedono abilità visive di alto livello. La lente a contatto spesso risulta la soluzione più utilizza dagli atleti che necessitano di compensazione ottica. In quali discipline la lente a porto notturno può risultare una soluzione efficace per lo sportivo? Alcune esperienze di sportivi…

 

GIORGIO PARISOTTOGiorgio Parisotto

Optometrista  FIACLE FBCLA- CV Giorgio Parisotto

Titolo Relazione: “Lenti a contatto, sport e presbiopia

Abstract Relazione: Lenti e contatto e sport é un connubio che dal punto di vista del professionista é perfetto, ma la osservazione dei dati di penetrazione nel mercato italiano non lo confermano affatto. Come sappiamo bene la penetrazione delle lenti a contatto all’avvento della presbiopia diminuisce circa  del 50% pur aumentando la necessità di correzione visiva. Dai dati che possiamo ricavare dalle stime del CONI circa 7milioni di persone praticano sport nella fascia che va dai 45 ai 64 anni e risulta altamente improbabile che le necessità visive la distanza prossimale non possano essere compensate con lenti a contatto multifocali. Ma la domanda fondamentale che dobbiamo porci é: la presbiopia é invalidante per lo sport o lo sport richiede solamente una ottima compensazione delle capacità visive a distanza? Cercheremo di dare una risposta a questa domanda è analizzeremo come le lenti a contatto multifocali possano essere un valido dispositivo di compensazione per il presbite del mondo moderno.

 

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Optometrista – CV Massimiliano Iaia

 

 

Paolo Sostegni

Optometrista – CV Paolo Sostegni

Titolo Relazione: “Occhiali protettivi nello sport

Abstract Relazione: Ogni anno in Italia si registrano circa 40 mila casi di traumi oculari; di questi circa il 25% è da correlarsi alla pratica sportiva. Alcuni sport presentano un maggior rischio per l’occhio, in particolare quelli dove è previsto un contatto tra atleti e dove si utilizzano attrezzi di gioco come palle, mazze, racchette. Nel nostro paese gli sport più rappresentati sono il calcio, la pallavolo, la pallacanestro e il tennis, tutte discipline che comportano un certo rischio di subire danni a livello oculare. L’utilizzo di protezioni individuali, come caschi realizzati in materiale resistente agli urti e occhiali in policarbonato, potrebbe limitare fortemente le conseguenze di questi traumi.

Marcella Marcianò     Marcella Marcianò,

Optometrista – CV Marcella Marcianò

Sandro Cicero - TesoriereSandro Cicero,

Optometrista – CV Sandro Cicero

Titolo Relazione: “Analisi della motilità oculare: casi clinici

Abstract Relazione: I movimenti oculari, la cui efficacia è fondamentale ai fini della visione ottimale, sono spostamenti che permettono di mantenere sulla fovea le immagini in movimento. Durante l’analisi optometrica vengono valutati il sistema dei movimenti saccadici e dei movimenti di inseguimento; la valutazione di questi rappresenta una delle sequenze fondamentali dell’analisi visiva optometrica di base. Vari sono gli ambiti di indagine e valutazione di questi meccanismi: funzionale, per la stabilità ed acutezza della visione centrale e coordinamento di quella periferica, cognitivo dove capacità di lettura e di apprendimento dipendono dall’efficacia e precisione dei movimenti oculari; neuropediatrico e neurometabolico dove la valutazione della motilità oculare può essere utilizzata come follow-up per la diagnosi di alcune sindromi, l’ambito posturale dove i movimenti vestibolo oculari  ci permettono di influenzare la nostra stabilità e posizione nello spazio; lo sport vision dove la capacità e la velocità di coordinazione dei muscoli oculari è parte fondamentale del corredo dei grandi campioni. In questa relazione analizzeremo alcuni aspetti della motilità oculare e il cambiamento sensibile della stessa in alcune situazioni, nonché alcuni metodi clinici di allenamento visivo per il raggiungimento della funzionalità visiva e confort essenziali