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Edoardo Marani – Optometrista FIACLE, FBCLA – Docente Istituto B. Zaccagnini – BO

Francesco Sala- Optometrista – Docente Istituto B. Zaccagnini – BO

 

La gestione contattologica delle cornee a morfologia modificata rappresenta probabilmente la sfida più difficile che il professionista del settore deve affrontare. Recentemente assistiamo ad un crescente interesse verso lenti a struttura rigida a grande diametro, che non prevedono un appoggio corneale come le LaC di dimensione ridotta (nell’occhio umano solitamente < a 12,50mm) e che non possono pertanto rientrare nel gruppo delle lenti corneali. L’utilizzo di questa tipologia di lenti, la cui comparsa risale a circa 30 anni fa, fu in parte abbandonato a causa dei problemi ipossici da esse indotti. I soli materiali all’epoca disponibili erano infatti quasi impermeabili ai gas. Attualmente la disponibilità di materiali altamente gas permeabili e la migliore conoscenza della morfologia oculare ha rinnovato l’interesse del professionista verso questa soluzione contattologica. La terminologia di queste lenti a grande tiene in considerazione le aree di appoggio coinvolte. Possiamo pertanto parlare di lenti corneali (appoggio esclusivamente corneale), lenti sclero-corneali (appoggio parzialmente corneale e sclerale) e lenti sclerali (appoggio esclusivamente sclerale). Lo scopo della comunicazione è quello di affrontare alcuni elementi riconducibili all’aspetto ossigenativo, travolta in contraddizione tra loro, relativi alle lenti ad appoggio esclusivamente sclerale le quali rappresentano l’unica soluzione in casi difficilmente gestibili con differenti tipologie di lenti.

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